Di Elisa Vendemini

Uno dei modi è attraverso la cosiddetta “proiezione”, ovvero quel meccanismo tramite il quale ci si espelle da sé e si localizza nell’altro (persona o cosa), sentimenti, desideri o qualità che sono suoi ma che egli rifiuta.

Ciò che non viene elaborato viene gettato all’esterno proprio perché non riconosciuto come proprio. Il meccanismo della proiezione, quindi, ci induce a proiettare le caratteristiche scomode di noi stessi sulle persone circostanti. Quanto più quelle caratteristiche sono auto-censurate, tanto più fastidio procurano. Al riguardo Carl Gustav Jung diceva che “tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi”.

Prendendo in prestito le parole di Bruno Munari, Umberto Tozzi parla della solitudine di ogni “diverso” nella canzone “Gli altri siamo noi”:

“Non sono stato mai più solo di così
è notte ma vorrei che fosse presto lunedì
con gli altri insieme a me per fare la città
con gli altri chiusi in se che si aprono al sole
come fiori quando si risvegliano, si rivestono,
quando escono, partono, arrivano
ci somigliano angeli avvoltoi,
come specchi gli occhi nei volti
perché gli altri siamo noi. “

Il gruppo. Dar vita ad una comunità è un tratto distintivo della natura umana e infatti, prendere parte ad associazioni ed organizzazioni, fa parte della quotidianità di tutti.

Un gruppo ha un’entità sola anche se è composto da più individui, quindi si tratta di qualcosa di più complesso della sola somma delle sue parti. È una totalità dinamica, i cui membri sono in stretta interdipendenza e in cui il cambiamento che avviene in uno degli elementi, interessa tutti gli altri componenti.

Proprio perché “nessun uomo è un’isola” il sentimento del “noi” indica l’appartenenza delle diverse parti all’insieme.