Di Flávia Marin

Bilbao, fondata nel 1300, diventa una città commerciale grazie al suo porto nel 1510 e comincia la prima fase di industrializzazione nel 1850. Nel 1975, a causa di una fase di stagnazione del settore secondario, nell’area si verifica una grave crisi economica e sociale. Durante gli anni ’80 compaiono le prime rovine industriali e la demoralizzazione degli abitanti aumenta. Nell’agosto del 1983 si verifica un grande alluvione che provoca la morte di 35 persone.

La città, che per quasi 10 anni aveva passato diversi momenti di fragilità, nel 1984 iniziò un grande progetto di riqualificazione a partire dal fiume, fortemente inquinato a causa della presenza di molte industrie lungo il suo corso, anche nell’area urbana. Grandi investimenti permisero di costruire un nuovo porto direttamente sul mare, con il recupero degli spazi lungo il fiume e l’eliminazione della vecchia area industriale.

Ad architetti rinomati come Norman Foster e Santiago Calatrava furono assegnati, rispettivamente, i progetti per la costruzione della metropolitana e dell’aeroporto, sottolineando così l’importanza per l’amministrazione basca della qualità nelle opere pubbliche. Inoltre, venne anche realizzata una nuova rete stradale.

Questa grande trasformazione è avvenuta anche grazie a “Bilbao Ría 2000”, una società anonima di capitale pubblico, creata nel 1992, su iniziativa dell’amministrazione. Con decisioni all’unanimità, progetti integrati e un alto livello di consiglio politico, furono recuperate e trasformate aree degradate dell’area metropolitana come Ametzola, Abandoibarra, Variante Sur, Barakaldo, Bilbado La Vieja, Garellano e Basauri.

All’interno di tutto questo processo di trasformazione, ad attirare l’attenzione è la sensibilità verso l’arte e la cultura, palesata dalla realizzazione di numerosi edifici e spazi pubblici che hanno permesso ai cittadini di tornare a vivere la città. Alcuni esempi di questa importante rivitalizzazione: il museo Guggenheimthe Congress and Opera Hall, La Alhondiga, il Palacio Euskalduna, il Museo de Bellas Artes e il Teatro Campos.

 © Francesca Ambroggio

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